Minerva Musicae, il grande jazz fa tappa a Manerba del Garda (Bs) con Stern, Moroni, Bertault, Sands e molti altri

È una rassegna ancora giovane Minerva Musicae, il festival jazz organizzato nel basso Garda, a Manerba, in provincia di Brescia, da soli quattro anni. Eppure, gli organizzatori sono riusciti a coinvolgere, in questo breve arco di tempo, alcuni dei più noti jazzisti a livello nazionale e internazionale. Lo dimostra la nuova edizione, in programma dal 17 al 27 luglio, con sette concerti (anzi otto, grazie a un “fuori programma”) ospitati in due sedi splendide: i giardini della chiesa di San Giorgio, un terrazzo verde sospeso tra ulivi secolari e mura medievali, e l’isola di San Biagio, più nota come l’isola dei conigli, raggiungibile con una breve passerella in pietra durante il periodo di secca. Un contesto che fa davvero la differenza, invitando il pubblico a un ascolto attento, sensoriale e letteralmente immersivo.
A inaugurare la nuova edizione sarà, giovedì 17 luglio (ore 21.15, chiesa di San Giorgio), l’Alessandro Lanzoni Trio, con il sassofonista Francesco Cafiso nei panni dello special guest: il pianoforte di Lanzoni, il contrabbasso di Matteo Bortone e la batteria di Enrico Morello dialogano con il sax di Cafiso all’insegna di continui ribaltamenti di prospettiva, dove swing tradizionale e modernità armonica si inseguono a ritmo di sorprendenti contrappunti. Due giorni dopo, sabato 19 luglio (ore 21.15, isola di San Biagio) sarà di scena la Mike Stern Band: l’ex enfant prodige di Miles Davis arriva sul Garda con una formazione composta da Dennis Chambers alla batteria, Jimmy Haslip al basso, Bob Franceschini al sax e l’inconfondibile Leni Stern tra chitarra elettrica, n’goni e voce. Sarà una serata di fusion vitaminica, quella che mescola funk, rock e pura improvvisazione bebop con la disinvoltura di chi, come il leader del gruppo Mike Stern, vive la chitarra come un’estensione diretta del pensiero. Ci si sposterà nei Giardini di San Giorgio domenica 20 luglio con il live del quintetto di Camille Bertault (con Julien Alour alla tromba, Fady Farah al piano, Christophe Minck al basso e Minino Garay alle percussioni). Bertault intreccia testi in francese, vocalizzi scat e improvvisazioni corali, creando un ponte tra chanson, swing e avanguardia.
Giovedì 24 luglio è in programma un doppio concerto (chiesa di San Giorgio): si parte alle 21.15 con il Luigi Masciari Quartet e il progetto “Somewhere in My Mind”, una caleidoscopica miscela di jazz, funk ed elettronica, spinta dalle tastiere di Ettore Carucci e dalla batteria di Roberto Giaquinto; si proseguirà tra standard e ballad con il trio del raffinato pianista Piero Bassini (con Giorgio Muresu al contrabbasso e Luca Mezzadri alla batteria).
Venerdì 25 luglio (ore 21.15, chiesa di San Giorgio) il festival propone un concerto davvero imperdibile, protagonisti i pianisti Dado Moroni e Andrea Bacchetti che si sfideranno a colpi di ottave sui tasti bianchi e neri. Moroni, veterano del be-bop e dello swing europeo, incontra la sensibilità classica del raffinato interprete bachiano che ha incantato i teatri internazionali. Il risultato? Un duello gentile, un ping-pong di citazioni che attraversa secoli di musica e li restituisce in tempo reale sotto forma di improvvisazioni travolgenti. Qui il jazz diventa lingua franca, capace di tradurre Debussy in swing e Duke Ellington in lirismo cameristico.
Sabato 26 luglio toccherà al Christian Sands Trio (ore 21.15, chiesa di San Giorgio). Vincitore di un Grammy e allievo prediletto di Billy Taylor, Sands (nella foto) è celebre per un pianismo che unisce precisione chirurgica e calore soul. Il nuovo progetto, “Embracing Dawn”, alterna brani originali a riletture ardite dei classici hard-bop, con un interplay che non lascia un secondo di respiro all’ascoltatore. Infine, per l’ultimo appuntamento del festival, domenica 27 ci si sposterà di nuovo sull’isola di San Biagio (ore 21.15) per il live di Bill Evans & The Vansband All Stars: il sassofonista che a vent’anni registrò sei album con Miles Davis guida un dream team formato da George Whitty alle tastiere, Keith Carlock alla batteria e Felix Pastorius al basso. Il repertorio promette incursioni funk, derive rock e ampi spazi per l’improvvisazione collettiva. Un’occasione irripetibile per ascoltare dal vivo uno degli strumentisti che hanno contribuito a evolvere il suono del sax tenore fra gli anni ’80 e oggi.
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