
È disponibile da alcuni giorni, sulle piattaforme digitali di streaming, in formato cd e in vinile, Like Water (Warner Music Italia), il nuovo album della pianista, cantante e compositrice tedesca Olivia Trummer che con questo lavoro offre una sintesi personale delle sue molteplici influenze musicali, attraversando con naturalezza i confini tra jazz, musica classica e pop.
In Like Water, l’artista teutonica si presenta come unica protagonista al pianoforte e alla voce, interpretando 12 brani che spaziano da composizioni originali a riletture di classici. Nei brani di Jerome Kern, Leonard Bernstein, Brenda Russell e Stevie Wonder trovano posto riferimenti a Bach e Beethoven. Il modo in cui intreccia abilmente e senza sforzo il suo modo di suonare il pianoforte con il canto è tanto sorprendente quanto affascinante, per non parlare dell’interazione armoniosa del virtuosismo pianistico con la voce, che fanno di Olivia Trummer un’artista davvero unica.
Il titolo dell’album richiama l’adattabilità dell’acqua in riferimento alla capacità della sua musica di fluire tra diversi stili e culture, senza perdere coerenza e autenticità. Il progetto rappresenta una dichiarazione d’amore per la dimensione transitoria della vita, esprimendo attraverso la musica un invito all’empatia e alla connessione umana. Commenta l’artista a proposito del nuovo album: «Con questo disco ho voluto dare spazio alle mie sfaccettature artistiche in modo trasparente e fluido. Ho registrato l’album da sola al pianoforte e alla voce, in diretta e senza sovraincisioni. La collaborazione con il produttore americano Russ Titelman è stata fondamentale. Abbiamo lavorato insieme, selezionando i brani e perfezionando gli arrangiamenti. Russ ha guidato il processo con la sua esperienza e competenza, dimostrando una profonda comprensione della mia arte».
Olivia Trummer sarà in tournée nelle prossime settimane anche in Italia per presentare il suo nuovo lavoro e si esibirà, oltre cha da sola, anche in trio: il 24 luglio sarà in scena a Lecco, il 12 agosto a Rivergaro (Pc), il giorno dopo a Sulmona (Aq), il 14 agosto a Roma, il 23 agosto a Nuoro e il 30 agosto a Portoferraio (Li). Le abbiamo rivolto alcune domande.
Buongiorno Olivia, bentrovata. Ci puoi fare una breve presentazione del tuo nuovo album “Like Water”?
Buongiorno! Like Water è un album in cui mi esprimo come pianista jazz, pianista classica, cantante, improvvisatrice, compositrice, autrice e interprete. Ho registrato l’album a New York sotto la guida del leggendario produttore Russ Titelman, che ha scoperto la mia musica grazie a un algoritmo e mi ha contattato proponendomi una collaborazione. Quando ci siamo incontrati per la prima volta a New York sembrava che ci conoscessimo già da tempo, ci siamo trovati subito bene. Il nostro obiettivo era quello di scattare una “istantanea” di chi sono ora, combinando tutte le mie sfumature in modo fluido e trasparente. Ho registrato senza sovra-incisioni, quindi l’album rappresenta davvero quale sia il mio sound, anche dal vivo. In esso sono contenuti diversi miei brani originali ma anche standard jazz e cover pop. Mi piace sorprendere gli ascoltatori, riarrangiando brani già noti e immergendoli in una luce completamente nuova, come ho fatto ad esempio con “You are the sunshine of my life” di Stevie Wonder o con lo standard jazz “I’m glad there’s you”. In alcune canzoni la melodia originale si compenetra con brani classici, come “Swing low”, dove mescolo lo spiritual con la Sonata op. 109 di Beethoven, o “I’m old-fashioned”, dove lo standard jazz di Jerome Kern incontra un preludio di Bach. Nel complesso, l’album tocca un ampio spettro musicale e linguistico (canto in inglese, tedesco e italiano) e si muove liberamente e in modo organico tra diversi generi musicali.
Com’è nata l’idea di lavorare da sola in questo disco e che cosa ti è rimasto di questa esperienza?
Fin dai miei primi anni come pianista classica, esibirmi da sola mi ha sempre fatto sentire molto a mio agio. Essere sul palco da sola è un’esperienza intensa, posso giocare con il suono e il silenzio, e la combinazione di pianoforte e voce completa il tutto. Ho la massima libertà, sia in termini di spontaneità sul palco, sia come scelta del repertorio, che posso selezionare da un’ampia gamma di possibilità. In effetti, le numerose possibilità potrebbero essere il motivo per cui non ho registrato un album da solista prima d’ora: era troppo difficile per me capire cosa rendesse unico il mio lavoro, catturarne l’essenza nel corso di una tracklist, dando comunque abbastanza spazio a tutti gli elementi: la cantante, la pianista, la compositrice, il mio lato classico. In un certo senso, Russ Titelman ha avuto una visione più chiara dall’esterno, anche grazie alla sua vasta esperienza e al suo ampio orizzonte musicale, e ha potuto aiutarmi a capire quale dovesse essere il repertorio di questo album.
Come ti sei avvicinata alla musica, al pianoforte e in particolare al jazz?
I miei genitori sono entrambi musicisti professionisti, quindi suonare era la normalità ed ero assolutamente incoraggiata a farlo, fin da piccola. Non ci è voluto molto perché sviluppassi un serio interesse per il pianoforte. Mia madre mi ha insegnato musica classica esclusivamente a orecchio, all’inizio, senza leggere gli spartiti e, sin da subito, ho sentito già un forte bisogno di improvvisare e creare nuova musica, totalmente da autodidatta. Infatti, ho iniziato a comporre musica prima ancora di saperla scrivere e l’unico modo per “catturare” una nuova canzone era ricordarsela. Oltre alla musica classica, che a casa nostra era costantemente nell’aria, a un certo punto ho scoperto la collezione di vinili dei miei genitori: Stevie Wonder, i Beatles, Jimi Hendrix e molto jazz. Mi sono innamorata in particolare del suono del Bill Evans Trio, rendendomi conto di quanta bellezza e intimità potessero nascere da una conversazione musicale tra musicisti che improvvisavano. Ho iniziato così ad esplorare il mondo del jazz in modo sempre più consapevole, studiando poi sia pianoforte classico sia jazz all’università e approfondendo gli studi jazz a New York. Comunque, nonostante la mia esperienza accademica, credo che siano stati i miei primi anni ad avere avuto l’impatto più profondo sul mio approccio alla musica, in primo luogo l’uso dell’orecchio e dell’intuito.
Come nascono le tue composizioni e che ruolo ricopre la voce nel tuo percorso creativo?
Per me è un’esperienza spirituale. Le mie composizioni nascono dall’intuizione o da una certa sensazione e a volte prendono forma piuttosto rapidamente. Di solito, inizia con una piccola scintilla, un’idea che mi frulla per la testa o tra le dita e mi dà una direzione. Può essere una melodia o un breve testo che poi cerco di sviluppare ulteriormente. In generale, quando compongo, mi sento più uno scultore che un pittore. Cerco di ascoltare profondamente ciò che è “dentro” – dentro la melodia, dentro di me, dentro la “materia del subconscio” – ed è pronto a prendere forma. La voce è importante perché mi permette di attingere direttamente alla fonte della mia intuizione, facendo emergere le note che sento prima di poterle nominare o di pensarci due volte. Inoltre, introduce la dimensione del testo che spesso aiuta a guidare il processo di creazione di una nuova canzone.
Hai lavorato in passato con diversi musicisti italiano, tra cui Fabrizio Bosso, Rosario Bonaccorso, Luciano Biondini e Nicola Angelucci. Con quale musicista, italiano o straniero (non necessariamente un jazzista), vorresti collaborare in futuro?
È sempre stimolante collaborare con musicisti di altissimo livello come coloro che hai menzionato e sono grata di avere avuto questa fortunata opportunità! Mi piacerebbe molto lavorare di più con musicisti di New York, magari rilanciando la mia collaborazione con il batterista Obed Calvaire o provare qualcosa di nuovo con un sassofonista/clarinettista come Chris Potter. Anche suonare in un duo pianistico, ad esempio con il grande Sullivan Fortner che conosco dai miei studi alla Manhattan School of Music, sarebbe sicuramente un’esperienza divertente!
Oltre al jazz, alla classica e al pop, sei attratta da altri generi musicali?
Amo profondamente il gospel e il soul, mi vengono i brividi ogni volta che ascolto Donny Hathaway o Roberta Flack. Inoltre, adoro Joni Mitchell, Paul Simon, Randy Newman e Laura Nyro: cantautori americani che non si attengono a un genere preesistente, ma creano con successo il proprio e invitano tutti a scoprire il loro universo musicale.